“137 ATTIMI PRIMA” DI JASMINE CARPENTIERI A cura di Liliana Russo

Recensione all’opera:

“137 ATTIMI PRIMA” DI JASMINE CARPENTIERI

A cura di Liliana Russo

http://www.ragusaoggi.it/notices/18543-137-attimi-prima-di-jasmine-carpentieri

Copertina-completa2

In attesa di risposta dalle case editrici, iniziato a scrivere a 14 anni e terminato a 16, un testo che scopre le radici di un saggio nella stesura di un antiromanzo. “137 attimi prima” è un’opera narrativa in cui l’autrice, con un linguaggio scorrevole e delicato, propone uno stile essenziale, ma non privo di eleganza,  per impressionare come in una sequenza fotografica una problematica: “La Follia” che ha attraversato secoli, trascinando con sé il confine tra ciò che  si definirebbe sano e ciò che appare ammalato.

Il tema della follia proviene da tempi lontani ed ha viaggiato nei secoli  accanto alla storia dell’umanità.

Alla fine del diciannovesimo secolo, per la psicoanalisi, follia e inconscio  diventano sinonimi, la perdita del “senno” e il “non cosciente” coincidono e  vengono associati al genio, all’artista, una condizione, insomma, “ospitata” nelle profondità della mente che accomuna tutti gli uomini nel pericolo di perdere la “ragione”. Un mondo sconosciuto e inesplorabile, più semplicemente.Un secolo dopo filosofi, psicoanalisti, psichiatri concordano nel teorizzare che la follia e l’inconscio sono una dimensione comune ad ogni essere umano, dunque, ognuno è affetto dalla follia.

Dilungarsi ad esaminare il percorso storico sarebbe inutile, quanto appena scritto è sufficiente a comprendere che, nei secoli, il termine “follia” indicherà solo la malattia mentale, verrà indicato prima con il termine “irrazionale” e successivamente come “inconscio”, accezioni, entrambe, utilizzate per significare lati oscuri e inconoscibile, minacce dell’integrità della coscienza.

Al di là delle teorie, una buona parte dell’umanità, nel tempo e in ogni tempo, rivela le ansie e le paure con uno sguardo pregiudizievole nei confronti di chi esce fuori dagli schemi precostituiti dalla società, verso chi è portatore di enigma e custode di misteri.

Elizabeth Clinch, protagonista dell’antiromanzo “ 137 attimi prima” “ portatrice dell’enigma oscuro”, è il personaggio guida, la “voce” narrante del racconto: il suo compito, indipendentemente che uno possa essere lo scrittore, il lettore o altro, è condurre o meglio illuminarci circa il mondo delle zone d’ombra tanto temute dalla, cosi definita, società civile. L’opera creativa di Jasmine Carpentieri introduce il tema della follia, a  partire dal primo paragrafo, mettendo in evidenza la diversità che esiste tra come noi ci vediamo e come gli altri ci vedono, non solo esteriormente, ma anche interiormente.

Tale visione permette di elaborare, immediatamente, due concetti diversi della  follia, nettamente distinti:

Il primo è il concetto schematizzato dalla società che ritiene un individuo “sano” quando funziona in modo conforme ai bisogni di una data società; il secondo è il concetto scientifico che definisce un individuo relativamente  sano se non è affetto da nevrosi, psicosi o sintomi psicosomatici.

Il pensiero di Elizabeth circa la definizione di “pazzia” oltrepassa questi  limiti e ribalta l’effetto che una così dolorosa condizione umana possa  suscitare nel lettore, ovvero, l’esperienza umana descritta nel racconto, anziché essere “attraversata” dal lettore come conoscenza di un aspetto, finisce con l’attraversarlo: l’autrice possiede la saggezza di condurre il lettore a prendere le distanze dai modelli  precostruiti dalla società e lo invita a compiere una decostruzione dello  stereotipo generato dalle idee riduttive, riflesso di una società incapace di uscire dal retaggio culturale, una società ingabbiata ad una concezione materialistica e collocata dentro tempi e spazi recintati.

Il lettore, guidato dal pensiero di Elizabeth, rimane sorpreso dall’assenza di inquietudine della stessa e al contempo affascinato dalla diversità e dalla  sapienza con cui Elizabeth riesce a dare un ordine creativo al suo caos interiore, caratteristica che non solo la rende speciale, ma la differenzia daicomuni individui corrispondenti al requisito delle essere “ sano” elaborato dalla società.

In altre parole, la lettura non solo permette di riflettere che la follia può semplicemente essere il genio per mezzo del quale un individuo può trascendere  dal sé per dare sfogo, semplicemente, alle pulsioni profonde dell’anima, ma dà anche l’opportunità di entrare in un mondo sconosciuto rendendo, chiunque,

consapevoli che la follia non deve essere rivelata nelle varie definizioni negative conclamate dalla società e dalla scienza, con il risultato di creare il pregiudizio discriminante, né deve essere reclusa nelle cupe atmosfere create dall’errato immaginario collettivo come scenografia di specifiche strutture architettoniche, destinate a creare un margine tra il “sano” e il “non sano”: il confine di emarginazione dove viene privata, ingiustamente, la  libertà di essere, poiché essere è un diritto che si esprime liberamente rispettando l’altrui libertà.

“137 attimi prima” traccia un sentiero che conduce al rispetto della libertà di scelta e della personalità di ogni individuo e segna una svolta sul tema  della follia.

In altri termini, l’opera di Jasmine Carpentieri lancia un urlo silenzioso che reclama il diritto di essere nella ricchezza della propria diversità e contemporaneamente un sereno disappunto contro le fisse retrograde di una  società rimasta involuta, che manifesta nei confronti della follia un carattere d’eccesso ritenendola, ancora oggi, un fenomeno perturbante.

di Liliana Russo
  Direttore responsabile: Francesco Portelli
Iscriz. Albo Naz. Giornalisti n°39783
Tel. e fax: +39/0932/622245
 Cell. 339/3586791 – 348/7618655 – 329/7950329
 Sede Redazionale: via Cairoli n°91                 
97100RAGUSA (ITALIA)
 Ragusa Oggi è una testata della Hgo srl divisione edizioni
 P.iva 01107820886
 Iscrizione al Roc 20966

Recensione a cura di Paola Tinchitella

Immortalando lo stupore –

L’opera di Liliana Russo

Il confine del reale non può essere limite accettabile per un artista, per cui la sfida risiede nel suo superamento. Immortalare un istante può recare in sé l’icona di questo confine e il danno della sua staticità, soprattutto quando l’esasperazione della tecnica prevarica l’emozionale. Non è così per l’opera di Liliana Russo che ribalta questa condizione, lasciando che sia il suo mondo interiore a dettagliare l’esteriore che si fa soggetto.

Così l’istante rapprende nello scatto ma perdendo l’immobilità propria dello scatto e ricomprendendo in sé tutti gli attimi che precedono e tutti i palpiti che seguiranno quel frangente. Il presente si scioglie nell’essenza, per mescolare alle sue particelle il passaggio molecolare del passato e tutte le possibili metamorfosi del futuro, persino quelle ritenute dai più impossibili o impensabili.

Il filo conduttore di tutte le sue opere è quell’ostinazione nel far assorbire al suo obiettivo il continuo evolversi del tutto, anche in un tempo così ristretto, liberandolo dalle catene di quello stesso tempo in cui si è generato, da cui è generato. Persino l’occhio umano, nel movimento del battito di ciglia, coglie un istante statico e solo successivamente, in tempi ovviamente ridottissimi, attraverso elaborazioni cerebrali ed emozionali produce l’idea del movimento del soggetto, inserito in un dato tempo e in un dato spazio.

Liliana Russo supera anche le costrizioni dei nostri automatismi umani e impedisce che quell’istante, colto dallo sguardo, si svilisca attraverso il suo statico frammento.

Dove risiede il potere che muove il suo sguardo e la sua mano? Nell’abbandono interiore che diventa capacità di cogliere il frangente generatore di stupore, che troppo spesso si disperde nel quotidiano e disperde il sapore delle cose semplici. Lo coglie nell’evolversi dell’aria, in uno stesso colore mai statico ai suoi occhi(il monocromo esplora tutte le sue possibilità proprio ad indicare movimento e evoluzione). Persino il suono si presta a questo gioco: si lascia introiettare per restituirsi in immagine fedele del suo movimento.

L’obiettivo della sua macchina diviene sfera di cristallo, poggiata su piani di presente, che sa guardare agli accadimenti passati così come prevedere limpidamente il futuro, in tutte le sue velleità di divenire, riproducendo un’infinita sequenza in un unico frame.

L’istante di stupore provato fa premere quel “click”, come quello che vibra nella scoperta d’una storiografa, che si avvale di mezzo diverso dalla grafia, per registrare i passaggi, le date, le dinamiche, le scelte, i limiti, i dietrofront, le mete, le destinazioni, i desideri, le aspirazioni, le vittorie e i fallimenti, le battaglie vinte e quelle perse di un popolo di istanti. Quegli stessi istanti che messi in fila, in verticale ed orizzontale, all’interno di uno o più ambienti formano le coordinate del tempo e dello spazio.

Tuttavia, nonostante questo corredo di storia, quell’attimo di stupore è libero, perché è proprio nel coraggio di raccontare antefatti e posticipi di fatti, miserie e ricchezze, è nello svuotare il sacco che si genera il concetto di libertà. Ed è la percezione di libertà a generare stupore, persino quella di tradurre ed interpretare un istante che, per quanto è infinitesimale in rapporto al tempo globale, presuppone staticità.
Cogliere la Bellezza, compito assai arduo. Ma forse questa non risiede nella goccia di meraviglia che stiamo lasciando annegare tra le onde della consuetudine a quel mare d’immobilismo che ci porta ad affogare?
Ed è meraviglia quella di Liliana Russo quando scrutando l’aria ci vede dentro amnios, vita, fecondità, essere. E’ stupore quello di Liliana quando riflette se stessa su una folla immortalata riproducendo musica, danza delle ore, suono d’infinito, l’immenso, il relativo e il superamento delle dimensioni. E ancora si sente quel moto vivo di sorpresa quando scopre che le luci di una città in festa possono diventar ribalta dove far esplodere le possibilità di risorgere dall’immobilità di altri giorni di quotidiano vivere per proseguire.

Non c’è mai lamento nelle sue opere… semmai lo stridere lontano di un urlo già passato che, nell’istante in cui produce il positivo della sua opera, diviene inno alla vita che verrà.
Il presente catturato, quindi, non resta tale perché implicito, nel suo permettere di essere afferrato, coltiva un divenire sempre all’erta capace di trasportarci nel suo immaginario ma anche più giù, attraverso i percorsi dell’introspezione del nostro immaginare e immaginarsi.

Paola Tinchitella©tutti i diritti riservati

Qui di seguito i link agli articoli di questo sito dove miei brani di prosa o poesia sono didascalia delle opere di Liliana Russo

Lo scatto

Equinozio-destate

La sdraio

σφυξία

Signori su affrettatevi…

A testa in giù…

META’MORPH OSIS… Distratte astrazioni

Luci della ribalta

Anelli d’Aneliti

http://paolathinkntellgraffiti.wordpress.com/altri-universi/immortalando-lo-stupore-lopera-di-liliana-russo/

Lo scatto di Liliana Russo si sposa con i versi di Paola Tinchitella

04/01/2012 – 07:03

“LE FOTO PIU’ BELLE DEI NOSTRI

LETTORI”

Rubrica curata da Elisa Montagno

http://www.ragusaoggi.it/notices/17206-le-foto-piu-belle-dei-nostri-lettori

Per la diciannovesima uscita della rubrica “Le foto più belle dei   nostri lettori” pubblichiamo la fotografia della nostra lettrice Liliana Russo intitolata “Incognita armonia” affiancata dai versi della scrittrice Paola Tinchitella.Un’uscita questa di grande valore artistico, perché viene testimoniata la capacità che possiede uno scatto fotografico di ispirare, di coinvolgere ed anche di rapire la mente umana. Ecco il testo di Paola Tinchitella intitolato

“Lo Scatto” 

220119_150605728338091_126472487418082_318978_7198382_o

“LO SCATTO”
Istanti sinergici
bradipi in corsa

nel sangue raffermo

d’emotive intelligenze

stasi di moto a luogo

travasar di scienze mai applicate

collidere del creare con il crearsi

nel mentre circoscritto dello sguardo

immobilizzato lo sbadiglio del circostante

nell’atto successivo

trascinarlo

fuori

dal copione

dove armonia ribolle

Paola Tinchitella © tutti i diritti riservati

su INCOGNITA ARMONIA di Liliana Russo

Queste forme d’arte si incontrano in un matrimonio unico grazie alla maestria di Liliana Russo e di Paola Tinchitella. La prima ha “scritto con la luce” (il termine fotografia deriva all’unione di due parole di origine greca luce (φῶς) e grafia o scrittura (γραφή), le quali letteralmente unite significano “scrivere con la luce”) e la seconda si è lasciata travolgere. Ringraziamo caldamente entrambe e ricordiamo che potrete vedere pubblicati anche i vostri scatti fotografici.  L’indirizzo e-mail per inviarceli è info@ragusaoggi.it .

di Elisa Montagno

INCOGNITA ARMONIA di Liliana Russo

http://www.ragusaoggi.it/notices/17206-le-foto-piu-belle-dei-nostri-lettori

LO SCATTO  By paolathinkntell

Istanti sinergici

bradipi in corsa

nel sangue raffermo

d’emotive intelligenze

stasi di moto a luogo

travasar di scienze mai applicate

(INCOGNITA ARMONIA)

collidere del creare con il crearsi

nel mentre circoscritto dello sguardo

immobilizzato lo sbadiglio del circostante

nell’atto successivo

trascinarlo

fuori

dal copione

dove armonia ribolle

Paola Tinchitella © tutti i diritti riservati

su INCOGNITA ARMONIA di Liliana Russo

A testa in giù…

A testa in giù…

 
 

Quantcast

 Petali di Cielo by Liliana Russo

Al di sopra delle nuvole stringevo la tua mano, con occhi stracolmi di un tramonto a testa in giù, per tutte le albe rovesciate che di te mi sono persa. Mi dondolavo in quel cielo dove tutto è possibile, tra nubi a pecorelle… smarrito ormai il gregge di omologati amori vissuti sulla superficie della pelle. Lo ammetto… vorrei mettere la testa a posto, ma lei rotolando scivola altrove e puntualmente mi ritrovo ad avvitare pensieri inconcludenti; logore le impanature per colpa di un cuore che resta sempre lì, in quel solito posto, a guadagnarsi qualche pulsazione in più, così disperatamente immemore e smemorato dei retaggi culturali… non riconosce come storia lo sguardo tramandato dal mondo, incancrenito e svuotato per colpa di troppe regole. Vorrei regolamentarmi, fissare divieti di transito e di sosta per emozioni fondiefilano che si intrecciano a questi cirri sfiorando oblò e pori 3D. Sorvolando la terra mi sento fertile di risorse nuove, molto più di quanto lei stessa ne sia capace, e attendo un atterraggio morbido su piste di metamorfosi sensoriali… attendo nuove ipotesi che non restino solo teorie a mezz’aria. Attendo un nuovo percorso senza destinazione che mi trascini lontano dai tuoi occhi ma non da te… una soluzione che includa te in questo abbraccio nuovo, rifiutando i miei turbamenti ingestibili, omettendo il deragliare di passioni kamikaze. A terra farò ricorso a stringhe di letterate costruzioni ermetiche e stringate (stringo i denti mentre mi domando se ne sono mai stata capace). Lascerò libera la parte più buffona, l’eteronimo di me capace di deridermi e tra risate giullari inghiottire lo spasimo di uno scarto di giorni, mesi, anni… che ci dividono. Intanto… volo in un questa trama d’uncinetto: dritto e rovescio, catenelle e punti tralasciati. Quassù posso sperare di amare senza curarmi delle proporzioni di spazio o di tempo, l’unità di misura è congettura umana che non ammette “ricorsi”… faccio ricorso al mio coraggio di stringere quel “senso” capace di spaziare oltre queste righe. Contemplo il tuo respiro, ascoltando il mio… lo filtro tra lacrime di gioia che ho trattenuto ai bordi di un incontro infinito… Procurami, ti prego ora, una sola lacrima di dolore che sappia spezzare in due questo cuore di pane e farti sgusciare via… in fondo ad un pensiero da accantonare, dove io non possa più trovarti.

 Paola Tinchitella.. @tutti i diritti riservati

Lo spazio dell’arte: la recensione alla pittrice Maria Pia Tedesco a cura di Liliana Russo

http://www.santacroceweb.com/giornale/index.php/news/cultura-a-spettacolo/4088-liliana-russo

Scritto da Liliana Russo   

Giovedì 24 Novembre 2011 09:39

Dal Brasile Maria Pia Tedesco, pittrice, allieva del grande maestro comisano Salvatore Fiume. Maria Pia Tedesco è di origine pugliese, e di questa terra si porta la solarità ed una tenacia inarrestabile che le permettono di affrontare ogni decisione e di raggiungere le mete prefisse. Trasferitasi con la famiglia a Milano vi trascorre la sua fanciullezza e la sua giovinezza. La sua formazione accademica e artistica inizia a Brera e, grazie alla conoscenza del critico Vittorio Sgarbi, continua presso due grandi maestri: Salvatore Fiume, dal quale rimane profondamente influenzata, e il bolognese Andrea Raccagnini. Per la solare Maria Pia è difficile convivere con i cieli grigi del milanese, così decide di partire per il Brasile, dove si stabilirà definitivamente. Continuando a dipingere senza sosta, riceve degli ottimi influssi da questa nuova terra e partecipa a diversi concorsi a carattere Nazionale ed Internazionale aggiudicandosi, il più delle volte, ambiti premi e riconoscimenti.

“L’ ESSENZA EVANESCENTE DELLA MATERIA”
Nella personalità di Maria Pia Tedesco si evidenzia un carattere eclettico e dinamico, simpatico e affascinante: un insieme di virtù che l’artista utilizza per trasferire la sua creatività emozionale nelle sue tele, mettendo in pratica abilità, conoscenza delle tecniche e l’eleganza dello stile.
Un cocktail di pigmenti ed armonie di linee spaziano sulla tela con una luce catturata nell’istante in cui si viene a determinare il colore nello spazio esterno, dando così vita a tematiche che traggono la loro ispirazione nei percorsi e negli ambienti vissuti e, in realtà, conseguenza di esperienze che nella loro trasformazione hanno contribuito alla crescita evolutiva del pensiero e del mondo interiore dell’artista. Il viaggio a ritroso di Maria Pia (in arte Matò) si sofferma spesso nei momenti della fanciullezza, per recuperare la percezione e la visione sul mondo e sulle cose nell’ottica di un sentimento infantile inteso con la stessa purezza e l’ “Euforia” con cui i bambini osservano e percepiscono. Su piani di tela, che assumono “forme” informali e armonie di composizioni su spazi surreali, viaggiano sequenze di immagini di due mondi paralleli che proiettano due esistenze: la vita di ieri e la vita di oggi, intreccio di storie, richiami nostalgici di un universo in cui inudibile è la musica, ma percepibile dall’inconscio durante il viaggio in un tempo trascinato dai ricordi che il suono di un “Carillon” riporta alla memoria. Sono tutte opere che esplodono in una gioia di colori, attraverso una pennellata guidata da una mano, “Universal Connectio” , decisa e sicura, dando vita a composizioni ordinate e volutamente disordinate come metafora del finito e del non finito in cui si intravede, nel silenzio della notte, la luce necessaria che orienta verso la consapevolezza dell’accettazione dei misteri dell’universo e la fiducia dell’intervento di una mano divina: ogni opera di Matò, infatti, sembra richiamare in metafora l’ouverture di nuove energie che in ogni fine ricava la proiezione di nuovi inizi. Sintesi di concetti e di pensiero espressi con il linguaggio universale delle immagine in cui non sfugge il linguaggio poetico elaborato attraverso le coordinate “coloristiche” per condurre verso la visione di una natura costruita da uno spazio reale e da uno spirituale, condizione necessaria finalizzata alla necessità di recupero dei valori fondamentali che sublimano l’esistenza. In altre parole l’opera di Matò rappresenta il cammino e lo sviluppo artistico dell’autore e la crescita evolutiva ed interiore della donna.

Liliana Russo

Anelli d’aneliti

Anelli d’aneliti

 
LABIRINTI by Liliana Russo

Anelli d’aneliti
agghindate le tenebre
cingono le mani
intuizioni evolute
dispersioni d’abbandono
immortalate
su carte da riciclare
in giorni differenziati
da macerare.

Riflesso statico
in specchi d’inerzia
conciliazione d’esperito
già datato
ritrovamenti bidimensionali
nel mio sguardo arreso
alla questua del tuo.

Liquefatti i tormenti difformi
come  pozzanghere
a inzaccherare
il reale
specchiarvi
il beffardo deformarsi di un ricordo
ma ho sensi
come filtri acutizzati
impedimenti alle regole
d’umano sguardo dannato
dannoso e postumo
d’eventi inglobati.

In sacche lacrimali
condensano
gioia e stupore
tra dighe di ciglia
arretrano
sgomento e stupore
non cadono
non scadono
replicano
nel silenzio rombante

Replicano
contraddittori muti
duetti di monologhi
su ascese e discese
alterazione d’alternative
passo alternato
tra spinte e arretri
che muovono le danze
di sogni a metà
risvegli emozionali
mai deformi
… stupore…
… sgomento…
stupore e sgomento
sgomento

per lo stupore
stupore

per lo sgomento.

Guardami ancora
nelle retrovie di domani
vedrai immagini di te
in un riflesso stupito
inchiodato in me.
Mescolando le carte
contraggo il valore
di un “amare” solitario
evirato del pronome
e di un nome impronunciabili
le mie scale notturne

Notturno tra gioia e stupore
stupore e sgomento
mi perdo…
in un raggio di bellezza
che mi è appartenuto
un istante lungo una vita.

Tutto è relativo e in virtù di questo concetto astratto, nonostante contenga in sè i “caratteri” propri del reale in quanto termine (vocabolo nonchè fine), niente può maturare il “definitivo”, tantomeno l’oggettivo.
Esistono oggetti e soggetti presi di mira, degni d’interesse, d’attenzione, di desiderio… ma per quanto possiamo aggiustare l’obbiettivo e mettere a fuoco, il fotogramma che abbiamo immortalato appartiene alla nostra angolazione nel ritrarlo, rappresenta il nostro sguardo soggettivo.
L’unica cura che possiamo continuare a mantenere per non offuscare lo sguardo postumo, quando  il negativo impressionato produrrà il suo positivo, sta nell’ evitare di deformarlo.
Troppo facile per l’umano sguardo attuale riuscire a produrre alterazioni retroattive: il positivo ci sembrerà negativo.
L’errore di valutazione retroattiva può renderci vittime immolate o carnefici sbandati, entrambi sul ciglio del precipizio deliranti e sopraffatti.
L’esistenza è fuga fugace da se stessa, il percorso ci viene indicato di tanto in tanto dalle variabili, tante, occasionali, imprevedibili. Facile trovarsi contagiati da una sindrome sconosciuta da zigzag emotivi. Se proviamo a curarla, nel foglietto illustrativo riusciremo ad individuare solo le controindicazioni… terapia e posologia ti disconoscono e anche la filosofia, a dirla tutta…
ci resta la poesia aggrappata ad un momento, inchiostro flessibile alle nostre percezioni che s’avvinghia all’essere mentre cinge la pelle

Paola Tinchitella – tutti i diritti riservati

http://paolathinkntellgraffiti.wordpress.com/2010/08/27/anelli-daneliti/

L’ATTESA

Equinozio d’estate

 

L’attesa by Liliana Russo

 

Equinozio d’estate

 

Brulla questa testa di polvere

da far rotolare altrove…

tanto già persa…

si trattiene in bilico sul collo

senza scavare un sol pensiero

che non sia fuoco

a bruciare il raccolto

quel che di te in cuore seminai

A bocca aperta annaspa

l’amplificazione d’un respiro

per fame d’aria

e sete di te,

vita

Paola Tinchitella tutti i diritti riservati

 

NOMADE


σφυξία

By paolathinkntell

 

  

Quantcast

Nomade di Liliana Russo

 

σφυξία

Sorriso/ il tuo

nomade

conduce tra pascoli di distanze

branchi di me

già dispersi tra canyons

aperti tra muscoli.

Le parole/ le mie

essiccate

su alberi di mesi

avi gli anni

avidi

di ore,  minuti, secondi.

Nella paura/la nostra

digiuna d’odiare

affamata d’amare

imbottigliata in strettoie

di quel non rimembrare

dimenticando di esserne incapaci.

Un tempo/uno di quattroquarti

resta per concedersi all’amare

come fosse naturale

non aver mai smesso di farlo

o di pensarlo

per 4/4

per l’intero.

La natura/ umana

a chiudersi

in una vertigine convertita

dal riflesso d’uno specchio

la cui eco ride

rimbalzando tra cunette di pori.

Sguardo/il nostro

homeless

senza mostri alle spalle

evirato il tremore passeggero

da un ciao viaggiatore

genuflesso.

Notte incuneata

tra albe distanti

senza dimore nei calendari

asfissia di date

da segnare o depennare

pre, post… inesistenti

… σφυξία

su distacchi necessari

battito di polso

a segnar la quiete rinvenuta.

Paola Tinchitella © tutti i diritti riservati

‘Supplica di Eva’ di Paola Tinchitella diventa un brano musicale

 
‘Supplica di Eva’ di Paola Tinchitella diventa un brano musicale: la recensione di Liliana Russo PDF Stampa E-mail
Scritto da Liliana Russo   
Lunedì 25 Luglio 2011 10:05
“La Supplica di Eva”, testo poetico tratta dalla silloge di “Intermezzo Criptato” della
scrittrice Paola Tinchitella, stimola la creatività musicale del cantautore veneto
Francesco Scarpa.
Il getto espressivo della scrittrice si rende complice delle note musicali di un
giovane cantautore e, dalle lacrime d’anima delle libere emozioni di Paola Tinchitella,
nasce una canzone – “La Supplica di Eva” – presentata al Marghera Estate Village 2011
e interpretata da Francesco Scarpa, lo stesso autore delle musiche.
Ricordiamo che la scrittrice romana Paola Tinchitella è stata più volte ospite nel nostro
territorio, omaggiandolo con la sua personalità eclettica, come si è potuto constatare
dalla sua vasta produzione artistica che dalla scrittura si estende e sconfina in altre
forme espressive.
Il brano è possibile ascoltarlo e leggerlo su: 
 
ADESSO LA RECENSIONE A CURA DI LILIANA RUSSO
 
Nel suo insieme, in quest’opera compositiva emerge il gusto estetico della sonorità
che si infiltra con una volontà indagatrice per penetrare nel testo, in quei punti in cui
 “urla” la forza evocativa della supplica e si espande in un crescente di metamorfosi
letteraria e tonale, il cui ritmo viene introdotto nell’arrangiamento musicale facendo
 ingresso con un passaggio di stile new wave e rock soft fino a raggiungere lo scopo
nell’opera poetica.
Nella chiusura della poesia, mantenendo la raffinata eleganza del testo, interviene un
genere che sfiora il metallico ma con una sonorità soft, facendo così esplodere il
“contenitore emotivo” sottovuoto, nascosto, che è bene osare dire, paradossalmente.
In altre parole, l’ermetismo apparente, nella creatività della scrittrice, è una dimostrazione
della sua intelligenza emotiva, poiché dietro il pretesto della forma letteraria “chiusa”
 si nasconde l’invito ad entrare e ad immergersi nel mondo celato dell’intimo dell’artista.
 Malgrado l’impeto evocativo, le parole pronunciate durante l’esecuzione canora e musicale
risultano chiare anche nei punti in cui vengono esclamate con un timbro graffiante
ed immersi tra i cali e i rialzi vocali e sonori e, nell’istante in cui si oppongono e
si sovrappongono, si fondono per imprimere forza all’emozione che lo stato
d’animo echeggia e riecheggia.
In altri termini sembrerebbe che la musica, ispirata dal testo, voglia rafforzare
 il messaggio di speranza e di attesa tentando di sconfinare nel “nucleo sentimentale”
individuale e universale.
Bisogna riconoscere con orgoglio che il pezzo musicale si intreccia sapientemente
con le parole evocative della poesia, un’opera che attinge dallo spessore artistico
dell’autrice dimostrando gli intenti e l’intesa culturale–artistica di entrambi, evidente
 sul risultato finale che è riuscito a raggiungere l’obiettivo di coinvolgere l’ascoltatore
invitandolo ad entrare nel mistero delle sensazione che il testo, trascinato dalla
cascata delle note musicali, riesce a trasmettere al fruitore .
La convivenza armonica delle miscele creative conferisce al brano una delicatezza
 “orecchiabile” che non è speculazione commerciale, ma uno strumento per
diffondere l’affinità del messaggio e della forza espressiva scaturita dalla
collaborazione artistica e professionale, nonché dallo spessore culturale
degli autori.
                                                                                       Liliana  Russo                                                                                                                                                                                                                                
 
 

                               Il giornale di Santa Croce

testata gionalistica iscritta presso il Tribunale di Ragusa con il num. R.G. 599/2009
  2009 All rights reserved © copyright Il Giornale di Santa Croce –

Direttore Paolo Mandarà

 

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.